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Maggio = Salone del Libro di Torino

Cari amici lettori, per me è impossibile scindere maggio dal Salone del Libro di Torino. Ormai ho perso il conto del numero di edizioni alle quali io abbia partecipato , tutte mi hanno sempre lasciato un bel ricordo. Incontrare gli scrittori, seguire le conferenze,  comprare compulsivamente altri libri, salutare gli amici delle case editrici, carpire i consigli dei librai, bere un caffè con altri appassionati lettori e scovare i bagni più puliti del Lingotto, sono tra le cose che ogni anno rendono speciali questi cinque frenetici giorni.

Quest’anno il Gruppo di Lettura Lib(e)riamoci parteciperà “attivamente” a due incontri del Salone Off.

Il primo si terrà in un posto a me tanto caro, l’Officina Verde Tonolli, un angolo bucolico nel quartiere di Parella, dove troverete le arnie con le api, lo stagno con i pesciolini rossi ( e tantissimi girini! ), gli alberi da frutto, gli orti urbani e il percorso sensoriale con le erbe aromatiche. Un piccolo giardino incantato che farà da cornice all’incontro che si terrà venerdì 10 maggio alle 18.00 ( ingresso da via Valgioie 45, Torino).

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Gli orti urbani dell’Officina Verde Tonolli

Presenteremo l’autore Renato Bruni, professore associato in botanica /biologia farmaceutica presso l’Università di Parma , e il suo libro Mirabilia edito da Codice edizioni. Una “mirabilia” di nome e di fatto, 300 pagine tra straordinarie opere d’arte e incredibili aneddoti botanici, curiosi e scientificamente accurati.

L’opera di Bruni racconta l’immaginaria visita in un museo, i cui i quadri di Hopper, Degas, Warhol e tanti altri rivelano il sorprendente mondo delle piante, dalle dinamiche ecologiche all’archeobotanica fino alle nuove frontiere di ricerca.

Ecco il link dell’incontro con Bruni :

https://www.salonelibro.it/programma.html?view=scheda&id=2089

Il secondo appuntamento si terrà in un luogo più istituzionale, pietra miliare della cultura torinese e sede di innumerevoli incontri interessanti, sto parlando della Biblioteca Civica Villa Amoretti di corso Orbassano 200 a Torino. L’incontro che modererò sabato 11 maggio alle ore 11.00, insieme ad Alessandro Colombo, partecipante di Lib(e)riamoci e giornalista di Radio Veronica One vedrà come protagonista una scrittrice a me molto cara, Teresa Ciabatti, con il suo nuovo romanzo “Matrigna” edito da Solferino.

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Biblioteca civica Villa Amoretti

Finalista al Premio Strega 2017, Teresa Ciabatti ha la capacità di portare sulla pagina gli aspetti più scomodi e difficili dei rapporti tra esseri umani: nel suo nuovo romanzo, “Matrigna”, esplora il legame tra due fratelli diversi, con mamme diverse, portando in luce gli aspetti più oscuri della maternità e del rapporto tra fratellastri…

Ecco il link dell’evento con Teresa Ciabatti :

https://www.salonelibro.it/programma.html?view=scheda&id=1826

Vi aspettiamo numerosi, non solo agli eventi sopracitati, ma in giro per il Salone e per gli eventi collaterali in tutta la città, perché leggere è meraviglioso, ma confrontarsi e condividere in compagnia lo è ancora di più!

Buone letture,

Alessia

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APPUNTAMENTO DI APRILE: IN VIAGGIO VERSO IL GIAPPONE (FINALMENTE!!)

Dopo svariati appuntamenti in cui lo si proponeva come tappa successiva finalmente ci siamo, Lib(e)riamoci approda in Giappone!

Il protagonista della serata è Neve di Maxence Fermine, il cui stile ricorda quello Alessandro Baricco tanto da portare la leader del gruppo a definirlo una “Bariccata”.

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Si tratta di un libro caratterizzato da passaggi lievi e profondi in cui è possibile percepire il rigore e l’essenzialità, caratteristiche tipiche giapponesi.

Si potrebbe pensare di essere andati leggermente fuori tema poiché il libro non racconta una città, ma come ci spiega Alessandra (paladina dell’oriente che ha proposto il romanzo) , il libro è una rappresentazione dell’idea occidentale (forse un po’ stereotipata) del Giappone, fatta di essenzialità e semplicità, al di fuori di una grande città come Tokio. In sostanza Alessandra definisce Neve come “ un’idea del Giappone depurata della civiltà ”.

Diversa è l’opinione di Alessia che rimane dubbiosa sulla veridicità della descrizione dello stato orientale fornita dall’autore francese.

Nonostante la descrizione del Giappone data dal libro risulti un po’ stereotipata, tutti i membri del GdL concordano sul fatto che quest’ultimo possa essere definito come una favola o un Haiku ricco di passaggi filosofici  che racchiude in sé tutta la potenza della natura giapponese.

D’altra parte, però, è proprio questa visione stereotipata del Gippone a far sì che il libro possa essere uno spunto per chi vuole visitare questo paese per ricercare un senso di purezza.

Si tratta di un libro che, come ci dice Alessandra, è in grado di far viaggiare con la sua delicatezza.

Vi aspettiamo per il prossimo appuntamento il 28 Maggio, quando il GdL tornerà in Italia con la lettura di “Camera con vista” di Edward Morgan Forster.

Buone Letture,

Sara

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APPUNTAMENTO DI FEBBRAIO: LIB(E)RIAMOCI APPRODA A MARSIGLIA!

Ma lo sentite anche voi questo profumo di bouillabaisse nell’aria? Eh si cari miei, il gruppo di lettura torna nuovamente dai cugini francesi, ma se con il libro di Queneau la giovane protagonista Zazie ci portava a spasso in una Parigi tanto decadente quanto bohémienne , il romanzo di questo mese ci porterà alla scoperta della movimentata Marsiglia.

La scelta è ricaduta sul romanzo di Gian Carlo Fusco “Duri a Marsiglia” edito da Einaudi, e a sceglierlo è stato Alessandro, uno dei partecipanti più politicamente impegnati del gruppo. Ecco le parole di Alessandro che ci spiegano il perché di questa scelta che ha spiazzato, anche positivamente, gli altri partecipanti di Lib(e)riamoci:

Fusco è un personaggio abbastanza istrionico, è stato scrittore, giornalista , sceneggiatore e attore ( nel film “Vogliamo i colonnelli” lui recita in una piccola parte ). Il suo libro mi è piaciuto molto, perché oltre a piacermi Marsiglia come città, mi è sempre piaciuta Marsiglia come idea. In Marsiglia è racchiusa tutto il Mediterraneo, le varie culture, gli incroci. E’ un libro che è un noir sui “generis”, molto scanzonato, e se avete fatto caso al linguaggio ogni tanto ci butta dentro questi modi di dire del “milieu” marsigliese, di queste tre etnie : catalane, corse e calabresi che se ne danno di santa ragione. La storia ( parzialmente autobiografica) racconta le vicissitudini di questo giovane anarchico che da Genova decide di espatriare a Marsiglia,  portandosi dietro pochi indumenti e qualche libro, tra i quali “I fiori del male”,  proprio da quest’ultimo prenderà il soprannome di Charles Fiori. Nel romanzo troviamo anche alcune scene altamente splatter ( come non menzionare la scena in cui vengono cavati brutalmente dei denti ). Tra le altre cose che mi hanno colpito è il modo che Fusco ha nel descrivere la malavita, “la mala”, di quegli anni lì ( siamo negli anni ’30 ). E’ un libro in bianco e nero che mi ricorda molto i film di Jean Gabin. Ed infine, altro particolare che ignoravo è che in quegli anni la malavita si alleò per dar contro ai fascisti. Quindi non posso che consigliarlo, anche solo per approfondire quella parte di storia che non sempre viene ricordata.

Passando la parola agli altri partecipanti del gruppo le reazioni sono state molteplici ed estremamente contrastanti. Ecco un breve sunto degli altri partecipanti:

Alessia : Per esempio io non riesco a scindere Marsiglia da Jean Claude Izzo, se penso a questa città  per me non c’è nessun altro autore che sia riuscito a descriverla come Izzo nei suoi romanzi. Lui era fatto al 50% di Marsiglia e 50% di malinconia ed è un autore che consiglio a chiunque. Per quanto riguarda Fusco, diciamo che il gruppo di lettura mi stupisce sempre. Forse non avrei mai preso in considerazione questo romanzo, molto lontano da ciò che leggo abitualmente. Ma devo dire che il ritmo incalzante, il linguaggio fluente e lo stile molto personale dell’autore mi ha reso questa lettura scorrevole, non indimenticabile, ma sicuramente una piacevole scoperta.

Mick : A me è piaciuto tantissimo questo libro, perché è da maschi e io sono un maschio! Mi è piaciuto per tanti motivi, primo fra tutti il fatto che lui vada a vivere a Marsiglia e non incontra un francese a pagarlo oro! Ed è la stessa cosa che è capitata a me quando sono andato a vivere a Londra e non ho conosciuto un inglese! Sono città, Londra come Marsiglia, che vivono di persone di passaggio, di migranti. Secondo me questo libro andrebbe fatto leggere a tutti coloro che sui social network e nei bar dicono ” ah ma gli italiani migravano per andare a lavorare…”. Quindi è un bell’affresco della società odierna.

Alessandra :  Di questo libro ho letto tre pagine e ho subito detto  : ” questo libro l’ha scelto sicuramente Alessandro!”. E’ un tipo di linguaggio che riesco a sostenere per un massimo di quattro righe e poi mi sale su la carogna!

Carla : E’ un libro che non mi ha lasciato tante tracce, un libro di genere, letto abbastanza in fretta, poco introspettivo, un po’ velleitario. Non mi è dispiaciuto ma avrei preferito Izzo (olè!) perché secondo me ha una profondità diversa.

Paolo : sono abbastanza d’accordo con Carla , certo il libro si legge velocemente, ma più che un romanzo mi ha fatto venire in mente la bozza di una sceneggiatura ( per un film, o fumetto ) più che un’esperienza letteraria.

Paola : a me non è dispiaciuto, anche se non l’ho ancora finito, non l’avrei mai scelto di mia iniziativa ma poi mi devo ricredere sui libri che inizialmente non m’ispirano, non sarà un libro introspettivo ma l’autore è davvero bravo. Lo leggi con piacere.

Barbara : L’ho trovata una lettura piacevole, mi ha fatto ridere e ho trovato divertente tutto questo eccesso! Il protagonista passa ma non lascia il segno.

Manuela : Sono anch’io contenta di averlo letto perché è un libro che non avrei mai preso in considerazione. Io tra le righe cercavo Marsiglia e anche se un po’ stereotipata l’ho trovata. Per quanto riguarda il personaggio invece l’ho trovato davvero antipatico. Sembra sempre che lui faccia delle scelte, ma lui invece non sceglie proprio niente!

In conclusione è stato un libro che ha convinto a metà i lettori di Lib(e)riamoci, lo stile è stato molto apprezzato e la città di Marsiglia viene descritta proprio come siamo abituati ad immaginarla. Nota dolente la poca introspezione e l’insolenza del protagonista.

Per il prossimo appuntamento abbandoneremo i profumi e i colori del Mediterraneo per esser immersi nel bianco candore della “Neve” di Maxence Fermine. Samurai, rigore e alberi di ciliegio : benvenuti in Giappone!

Buone letture,

Alessia

 

 

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APPUNTAMENTO DI FEBBRAIO: LIB(E)RIAMOCI VOLA IN ISLANDA!

“Islandesi strana gente, più andiamo su e più le emozioni si gelano”: è così che Alessia introduce il libro del mese.

Rimane sorpresa dalla freddezza con cui capitano diversi eventi e spiazzata dalla diversità tra la nostra cultura e quella islandese, distacco che la porta a considerare il libro poco empatico, mancante di ironia.

Alessia sottolinea, inoltre, come il paesaggio islandese rispecchi l’animo e le emozioni dei suoi abitanti.

Ma passiamo ora alla presentazione di Paolo, che ha proposto il libro al gruppo poiché antitetico a quello del mese precedente ( Damasco), passando così dal caldo al freddo, da una descrizione barocca di tutto quello che succede ad una descrizione molo più nordica ed essenziale,anche per i sentimenti, le emozioni e per il modo in cui si affrontano le cose.

Paolo, a differenza di Alessia, trova l’atteggiamento della protagonista nei confronti della vita “squisito”. L’unico momento in cui ha un piccolo dubbio sulle sue capacità è quando si ritrova ad accudire il figlio dell’amica, che però è come lei: si tratta di un bambino che nonostante le sue disabilità riesce a sviluppare un rapporto comunicativo basato sulle emozioni e sulle intuizioni della protagonista che non si fa spaventare dalla situazione, ma affronta le problematiche in maniera molto razionale.

In sostanza il libro si basa sul fatto che la protagonista, dopo due importanti vincite alla lotteria, decide di intraprendere un viaggio alla scoperta di se stessa e da qui il titolo “la donna è un’isola”(titolo italiano scelto dall’autrice stessa). Viaggio nel quale la protagonista ha diverse esperienze e incontra diversi uomini con cui instaura dei rapporti completamente lontani da quelli che possono essere i nostri schemi comportamentali.

Importante anche la descrizione del paesaggio islandese: la sabbia nera che si mescola con la neve bianca, le piogge continue e una strada unica che gira tutto il periplo dell’isola. Si tratta di un paese abbastanza grande e pochissimo antropizzato, ci spiega Paolo, con una natura molto rigorosa e pericolosa, per questo l’Islanda può conferire alle persone una sensazione diametralmente opposta a quella che può conferire un paesaggio desertico.

Anche Annamaria, come Alessia, rimane sorpresa e sconcertata dalla freddezza della protagonista, sostenendo che qualsiasi cosa avrebbe potuto defluire dalla sua vita senza che lei ne sentisse la mancanza.

Sostiene, inoltre, di aver fatto fatica a comprendere i collegamenti tra i diversi flashback della protagonista e le situazioni che quest’ultima stava vivendo e in generale lo scopo del libro stesso. Nonostante ciò il libro ha un aspetto positivo anche per lei: il rapporto tra la protagonista e il bambino.

Anche Manuela ha apprezzato molto il rapporto tra la donna e il bambino, ma la cosa che ha amato di più del libro del mese è il fatto che attraverso il viaggio avvenga un grande cambiamento nei due.

Sottolinea, inoltre, che leggendo il libro con una particolare attenzione alla descrizione all’Islanda, pensi che il carattere dei suoi abitanti sia fortemente condizionato dal clima e dalla natura, dove i contatti umani sono estremamente rarefatti.

A primo impatto il libro non le è subito piaciuto, l’estrema freddezza della protagonista non suscitava in lei alcuna emozione. Anche il rapporto con il bambino non nasce dalla donna ma dal bambino stesso, che avrebbe costretto chiunque a stabilire un rapporto con lui dato il suo modo di porsi e la sua carica emotiva.

Finito il libro,però, è riuscita a vedere la protagonista come il “personaggio” di quella terra.

Alessandro, invece, orienta l’attenzione di tutti su come i nordici abbiano, nella loro freddezza, una grande capacità di analizzare, leggere e approfondire l’animo umano, citando alcuni artisti e drammaturghi come Munch, Ibsen o Strindberg.

 

Dopo un lungo dibattito, l’incontro si conclude con la scelta della prossima tappa, del prossimo libro: “Duri a Marsiglia” di Giancarlo Fusco.

Un grandissimo benvenuto ad Eliza e come al solito buone letture!

Sara

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Lib(e)riamocene : l’angolo della stroncatura del mese. Di Paolo Aghemo

Torna, più tranchant che mai, la rubrica più irriverente di Lib(e)riamoci. Questa volta a passare sotto le grinfie di Paolo ci sarà uno dei libri più chiacchierati del momento, stiamo parlando di “Chiamami col tuo nome” di André Aciman. Reso ancora più celebre dall’omonimo e pluripremiato film di Luca Guadagnino.

CHIAMAMI COL TUO NOME

André Aciman ci racconta una storia ambientata in Italia dove sia il paese che i personaggi sembrano usciti dall’album delle figurine Panini delle Regioni e dei Popoli d’Italia. Autisti, giardinieri, domestiche e cuoche hanno nomi che forse in Romagna negli anni ’50. Ma sai fa tanto “italiano”.
In sostanza il libro, almeno nelle sue prime tre parti, è il soliloquio di un adolescente che si trascina pagina dopo pagina raggiungendo vette di noia mortale prodotta dalla ripetizione inconcludente di tormenti vagamente omosessuali che il suddetto prova nei confronti di un giovane più grande di lui, ospite del padre e della madre.
Il padre è figura assente e un po’ macchiettistica ispirata a certi accademici, che, ovviamente possiedono una villa al mare, dove ovviamente ricevono ogni estate torme di altri intellettuali, artisti, musicisti e così via, ricreando una sorta di Olimpo delle arti o di Casa di Mecenate. La madre sembra uscita da un romanzo di Liala: un po’ svanita, dedita al bridge con le amiche, affascinata dallo stesso oggetto del desiderio del figlio, che lei chiama “cauboi”.
Il protagonista, il giovane Elio, proprio come il dio sole, passa le giornate a immaginare avvicinamenti spirituali, ma anche molto più “biblici”, a Oliver il giovane ospite americano del quale ama e odia tutto: il modo di muoversi, di nuotare, di rispondere alle domande, di prendere il sole, di andare in bici, di mettersi il costume da bagno, di accendersi la sigaretta, e potrei continuare quasi all’infinito. Nella realtà invece il giovane dio sole trova il tempo di scoprire i misteri e i piaceri del sesso con le sue giovani amiche e vicine di villa.
Finalmente, dopo tremilacinquecentoventisei pagine di tormenti e soliloqui: “glielo dico, non glielo dico, mi rifiuterà, non mi rifiuterà, mi piacerà, non mi piacerà” si arriva al misfatto, anche qui condito con dovizia di particolari che ad un tratto ti fanno pure riflettere: “ma non si configurerà mica una sorta di violenza sessuale (seppur consenziente) data la minore età del protagonista” ? Già Saba in “Ernesto” (1953) ci aveva descritto un rapporto simile, ma su un piano narrativo, di sentimenti e con uno spessore dei personaggi ben diverso.
La quarta parte del libro tratta dei due personaggi oramai diventati adulti: si erano persi di vista, si ritrovano, sono due intellettuali. Uno l’americano, ha due figli, l’altro il nostrano no.
Atmosfera freddina, un po’ come quando sul brodino raffreddato si formano gli “occhi” di grasso del pollo, il detto e il non detto, quello che abbiamo vissuto ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc. ecc.

Sinossi:
parte uno: Elio ci racconta in prima persona, soliloquiando, la noia delle estati al mare dove deve studiare pianoforte
parte due: Elio ci ossessiona, sempre solliloquiando, con l’attrazione per il giovane ospite; e poi ci ossessiona, sempre soliloquiando, sui piaceri della carne (con Oliver)
parte tre: Elio ci ossessiona, sempre soliloquiando, anche se un po’ meno, col suo viaggio a Roma, sulle conoscenze e sui piaceri della carne (con Oliver)
parte quattro: Elio, diventato grande, ci ossessiona, soliloquiando al solito, sull’autunno della vita, sulle strade che si separano ecc. ecc. ecc. ecc.

Commento:
su una trama che poteva anche stare in piedi (vedi esempi precedenti “Ernesto” di Saba) l’autore commette lo sbaglio capitale di svolgere il libro in forma di soliloquio di un adolescente che, pur avendo diritto di soliloquiare come è capace, non ha però il diritto di asfissiarci con delle inconcludenti locuzioni che ammazzerebbero anche un santo.
Spessore dei personaggi: figurine Panini delle Regioni e dei Popoli d’Italia
Unico pregio: lo spessore di 190 pagine circa lo rende utile per livellare mobili, tavolini, scaffali. Sempre soliloquiando s’intende.

Paolo Aghemo

 

 

 

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Dieci donne insegnanti tra passato prossimo e futuro anteriore

Oggi il gruppo di lettura Lib(e)riamoci vi presenterà “Dieci donne insegnanti tra passato prossimo e futuro anteriore” di Concetta Abbà, Renata Campini, Anna Casucci, Fiorenza Ciastellardi, Margherita Dotta Rosso, Carla Fantozzi, Anna Garelli, Antonia Inghingalo, Fulvia Porro e Sandra Rinaudo, edito da Giancarlo Zedde Editore.

Un libro che tratta della scuola italiana e della sua evoluzione negli ultimi settant’anni, frutto di memorie di dieci insegnanti ormai in pensione.

A seguire, una bella presentazione del libro a cura di Carla Fantozzi, una delle autrici.

In sintesi sono le testimonianze sulla scuola di dieci donne, prima nel ruolo di alunne e poi come insegnanti. Ne emerge un disegno della società e della scuola italiana degli ultimi settant’anni… le più anziane tra noi sono andate a scuola in tempo di guerra!

Tutte noi abbiamo partecipato attivamente al ’68, abbiamo aderito ad associazioni che portavano avanti una didattica innovativa e di rottura con il metodo nozionistico che avevamo sperimentato come allieve! Il libro non vuole essere “un’operazione nostalgica”, ma testimonia una passione civile e politica che vorremmo consegnare alle insegnanti di oggi.

Carla Fantozzi

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Vi aspettiamo in numerosi alla presentazione del libro Martedì 5 marzo alle ore 17.00 presso la Biblioteca Civica di Collegno in Corso Francia 275 (TO).

Buone letture,

Sara

 

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Appuntamento di Gennaio: Lib(e)riamoci vola a Damasco!

Come promesso, il gruppo di lettura Lib(e)riamoci vi porterà alla scoperta di Damasco attraverso gli occhi di chi questa città l’ha vissuta a pieno. Stiamo parlando di Carla Diamanti: giornalista ma soprattutto “travel designer”, capace di creare percorsi di viaggio tagliati su misura.

Ma partiamo subito con le domande: come si raggiunge la capitale siriana al giorno d’oggi? Oggi, spiega la giornalista, non si arriva direttamente a Damasco, ma da Beirut è possibile raggiungerla tramite macchina o mezzi di trasporto condivisi.

Attualmente in cosa consiste il pericolo a Damasco? (Chiede Annamaria) Il pericolo,spiega Carla, consiste nei possibili scontri tra le forze di governo e quelle dei ribelli, ma questo non la spaventa dal continuare a viaggiare. Ad esempio, lei viaggia molto spesso anche in Iran e la percezione che si può avere di quel paese da fuori è diversa da quella che si ha realmente visitandolo. Sicuramente la situazione a Damasco, così come ad Aleppo, non è semplice, ma non tutto è distrutto.

Quali sono i posti imprescindibili di Damasco, quelli in cui torneresti sempre? (Chiede Alessia) Carla descrive Damasco come una città che, anche nelle zone residenziali, non ha nulla di occidentale, come una città in grado di mantenere un’impronta propria anche al di fuori del centro storico. Tra tutti i posti di Damasco, il più imprescindibile per lei, quello che più le è rimasto nel cuore è la grande Moschea degli Omayyadi.

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Il cuore e la parte più vecchia di Damasco sono racchiusi dentro Al-Hamidiya Souq, il mercato più grande della Siria, formato da cunicoli pieni di chincaglierie e persone, quasi soffocanti, ma alla fine del Souq si apre la piazza in cui sorge la Moschea in tutta la sua maestosità che mozza il fiato. Si tratta di una Moschea grandissima in cui è presente una sala di preghiera anticipata da un cortile porticato, ricoperto interamente da mosaici dorati, turchesi e verde smeraldo che riproducono l’oasi di Ghuta.

Un ulteriore elemento rimasto nel cuore della nostra ospite sono le persone che circondano la Moschea di Damasco: in particolar modo ricorda il venditore di cartoline a “fisarmonica” e il venditore di succhi di melograno e arancia (a seconda della stagione). Carla descrive inoltre un locale tipico e molto particolare situato alle spalle della Moschea. Si tratta di un cafè in cui è possibile bere tè e fumare narghilè, la cui particolarità sta nella presenza dell’ultimo cantastorie siriano che interpreta storie e personaggi.

Dove alloggiavi a Damasco? Per un periodo, spiega Carla, ha condiviso una casa con amici, ma quando ci andava per lavoro alloggiava in albergo.

Quanti abitanti conta Damasco oggi? Si tratta di una città molto grande e composita che conta 3-4 milioni di abitanti. Damasco è una città con molti centri ma la maggior parte delle persone confluisce nel vero centro: il mercato. Carla ci fa notare, inoltre, di come nonostante in tantissimi facciano la stessa attività e vendano le stesse cose, riescano tutti a sbarcare il lunario. Solitamente le persone a Damasco hanno un’attività secondaria, per cui tutte trovano il modo di vivere.

Cosa si mangia a Damasco? (Chiede Alessandro, il buongustaio del nostro GdL) Tutta la cucina mediorientale è una cucina di ispirazione libanese, ma in ogni regione ci sono varie declinazioni locali. In Siria, ad esempio, c’è l’abitudine di mangiare una serie di antipasti chiamata “Meze”, per cui ci sono prima tutta una serie di salse, ad esempio l’hummus fatto con ceci e pasta di sesamo, oppure fatto con le melanzane. Si mangia spesso il riso ma non il cous cous che non esiste nella parte orientale dei paesi arabi.

Conosci posti dove mangiare cucina siriana qui a Torino? Carla ci racconta ,a questo punto, di un suo caro amico siriano che cucina e riceve a casa organizzando un cosiddetto “home restaurant”.

Se anche voi volete vivere l’esperienza di un viaggio su misura vi consigliamo di dare un’occhiata al sito di Carla: http://www.thetraveldesigner.it/

Ma di cosa parla davvero “Damasco”, il libro di Suad Amiry?

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Ecco i punti di vista dei componenti del GdL:

” Un libro che restituisce il fascino di un’antica capitale, dei suoi palazzi ricchi di mosaici, dei cortili con le fontane, dei mercati dai mille profumi, tessendo con mille fili il racconto di una grande famiglia  di facoltosi mercanti.” Carla

“La città di Damasco appare attraverso il racconto familiare di tre generazioni che la descrivono con le loro abitudini e i loro legami spesso complicati ma che rispecchiano la complessità di una delle più antiche civiltà del mondo i cui personaggi la vivono intensamente fino ad esserne parte attiva.” Elena

” Non è solo una storia familiare, ma un affresco della Siria da Mille e una notte che oggi non c’è più, con la sua atmosfera magica, i cibi, i profumi, le tradizioni locali e i colori. In una Damasco elegante e fastosa s’intrecciano amori, tradimenti e segreti, la storia di tre generazioni raccontate da una voce che parla dall’interno di questo mondo. Di fronte alle immagini delle macerie della guerra di oggi è un racconto che suscita una grande malinconia.” Amalia

“Damasco è un interessante esempio di saga familiare alla araba in cui il cibo, i colori e i sapori della città sono importanti quanto i personaggi stessi. Le descrizioni minuziose dei rituali e del cibo succulento incuriosiscono e attirano, facendo del romanzo un’esperienza viva e multisensoriale.” Alessandra

Infine, la recensione di Manuela, che ha proposto il libro al gruppo:

“Damasco” è un romanzo di Suad Amiry in cui si raccontano le vicende di una famiglia siriana benestante attraverso tre generazioni. Sono molti i temi che affiorano anche se non vengono sviluppati: la fedeltà coniugale e i ruoli maschio-femmina all’interno della famiglia e della società, l’omosessualità femminile, la maternità biologica e la maternità affettiva, il peso dei segreti, la ricerca della verità sulle proprie origini.

E’ facile perdersi nella successione dei nomi, delle parentele, degli intrecci familiari che costituiscono la trama di “Damasco”. Le storie dei numerosi componenti della famiglia Baroudi si rincorrono nel tempo, dall’inizio del 1900 fin oltre gli anni sessanta, con salti repentini tra passato e presente ci si confonde e spesso si è costretti a tornare su pagine già lette per riprendere il filo principale, eppure c’è un collante che tiene insieme tutto: amori, tradimenti, nascite, lutti, feste, matrimoni e funerali, ed è proprio lei, Damasco, città che pervade tutto il libro, che non si limita ad essere sfondo alle vite di chi la abita, ma le permea nel profondo, le cattura, le seduce. Anche chi se ne allontana, per obbligo o per scelta, rimane ad essa legato, E’ Damasco la vera protagonista del libro, le sue vie, gli odori, i cibi, i profumi, i colori, i rumori e i silenzi delle strade, l’atmosfera dei momenti conviviali, i pranzi, l’hammam. Una città viva in cui trovano la loro collocazione sia figure importanti, dalle vite lunghissime, sia esistenze minori, quasi al margine, poco definite: l’ impressione finale è che tutte queste vite proprio da Damasco traggono il loro nutrimento.

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Nel prossimo appuntamento, il gruppo di lettura Lib(e)riamoci volerà in Islanda attraverso il romanzo “La donna è un’isola” di Auður Ava Ólafsdóttir.

Buone letture,

Sara